| Sognai un luogo immenso e nero. Nero, eppure non immerso nelle tenebre … come se mi trovassi all’interno di un enorme scatolone con le pareti smaltate di nero ed una luce in cima. La luce era una specie di Sole candidissimo, potente. Avrei preferito un bel rosso sangue, ci sarebbe stato bene in quel piccolo inferno, ma il Sole era bianco e non potevo farci nulla. Sotto il sole c’era una sporgenza rocciosa, avvolta da un morbido manto di nebbiolina che aleggiava leggera. Su quella sporgenza rocciosa se ne stava in piedi un uomo enorme, completamente ricoperto da un’armatura pesante, possente. Indossava un elmo che si prolungava in cima con due corna dritte e poi una serie di spuntoni ai lati. La luce lo illuminava diagonalmente, sulla destra, e il suo volto era in controluce, perciò non riuscii a vedere altro che non fosse il bagliore dei suoi occhi nella fenditura tenebrosa dell’elmo circondata da una striscia d’oro scintillante. Proprio davanti al colo aveva un anello, anche questo d’oro, alla quale si allacciavano i due lembi del pesante mantello scarlatto che gli ricadeva sulla schiena. Non c’era un solo alito di vento nella scena, anche se ci sarebbe stato bene. Mi accorsi che ai piedi dell’uomo completamente ricoperto dall’armatura c’erano degli strani animali, un po’ deformi a dire il vero. Due di loro somigliavano a lupi, uno aveva addirittura il volto sfregiato simile al mio, mentre gli altri sembravano grossi pipistrelli glabri senz’ali o rettili. Uno in particolare aveva la testa completamente tonda e lucida e i suoi occhi, due sfere luminose come se fossero fluorescenti e sporgenti, avevano le pupille verticali. Tutti si muovevano, era un gran caos, ma la figura con l’armatura scura bordata d’oro scintillante rimaneva perfettamente immobile. D’un tratto mosse un po’ la mano e sollevandola da in mezzo al branco di belve mostrò una spada lunga e elaborata, con la lama incisa di segni che non riconobbi e mi chiesi cosa ci facessero nel mio sogno. Poi, con una lucidità che mi stupì, compresi che in realtà l’uomo con l’armatura nera non era un uomo, ma una donna. Compresi che era la padrona di tutto il mondo conosciuto, lo lessi nelle sue movenze, nel modo in cui l’accozzaglia di bestie deformi si prostrava a lei, strofinandosi sui suoi gambali d’acciaio sbalzato e mi parve di comprenderlo perfino dai simboli scritti sulla spada che lei impugnava. Poi, con un sollievo che mi parve innalzarmi il cuore fin su nel cielo, capii che conoscevo da sempre quella donna. Ebbi l’impressione, così viva da non poter essere ignorata, di stare guardando dritta nel mio futuro. Il mio splendido, radioso futuro di regina del mondo. |











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You can't be happy in this world, you can't find your desire,but, in this world you can find your way and find out your dreams
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